La storia del nostro Paese

ORIGINI - CONTEMPORANEA

In un contesto di guerra, in cui l'Italia manifestava l'impossibilità di continuare il conflitto al fianco delle truppe nazi-fasciste, il presidente del Consiglio Pietro Badoglio decise di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione. L'8 settembre 1943, fu resa pubblica la notizia della firma dell'armistizio. Nell'accordo veniva stabilito che ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane doveva cessare da parte delle forze italiane e che esse dovevano reagire ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.
In seguito all'armistizio, le forze nazi-fasciste occuparono il territorio italiano, provocando un clima di oppressione.
In questa realtà nasceva la figura del partigiano, sostenuta dal Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) organismo a cui aderirono, con l'eccezione dei repubblicani, i principali partiti antifascisti: la Democrazia Cristiana, il Partito Liberale, il Partito Socialista Italiano, il Partito Comunista e il Partito d'Azione.
Anche in Piemonte sorgeva un movimento di resistenza, che nelle vallate alpine trovò le condizioni favorevoli a un crescente sviluppo e radicamento.
Il territorio preso in considerazione comprende la Val Sangone e la Val Susa, nelle quali il movimento riuscì a costruire una rete logistica-militare piuttosto ramificata. Molti giovani delle vallate, per sfuggire ai bandi d'arruolamento della repubblica di Salò, scelsero la vita della montagna, ingrossando le fila partigiane. I partigiani, riuscirono anche a dare vita a una rete capillare di comunicazione, appoggiata dalla popolazione che viveva nei paesi ai piedi delle montagne e nella vicina pianura.

L'aiuto della popolazione, che rappresentò un elemento fondamentale per la sopravvivenza della lotta armata anti-fascista, comportò grosse perdite tra i civili.
I partigiani, nelle località in cui trovarono maggior sostegno tra i civili, riuscirono a costituire delle vaste aree poste sotto il loro controllo.
I rapporti sociali instaurati all'interno delle bande portarono ad una parziale rottura dei modelli gerarchici caratteristici della cultura fascista. Le relazioni si arricchirono di confronto, di principi di uguaglianza e di solidarietà.
La banda partigiana fu il nucleo in cui poté esprimersi compiutamente la figura «dell'uomo-cittadino»1. Nei suoi diari, nelle lettere, nei documenti di partecipazione politica e nelle opere intellettuali si avverte un forte senso di una solidarietà, un vivo desiderio di cambiamento, uno spirito di partecipazione tale da formare un vero e proprio «microcosmo di democrazia diretta»2.

SANT'AMBROGIO E LA RESISTENZA

Il Cln di Sant'Ambrogio fu uno dei primi sorti in Val di Susa. Venne costituito: il 4 Agosto 1944 in una riunione clandestina presso i Sigg. Oggioni con l'interessamento del Parroco locale, Teologo Don Emilio Rossero. Originariamente fu composto dai Sigg. Dott. Vittorio Oggioni, Ermenegildo Oggioni, Guido Tonda, Alfredo Usseglio, Giacomo Ferrero, Giovanni Chirio, Genesio Girardi, Agostino Dosio e Smeraldo Ottone3.
Don Rossero prese a cuore la causa della resistenza, divenendo un esempio e una garanzia sia per i partigiani che per la popolazione, anche se, a motivo del suo ruolo di parroco del paese, era costretto ad avere rapporti con i nazi-fascisti. Questi contatti diedero a lui modo di aiutare la 41esima Brigata garibaldina, di cui un buon 20% era di Sant'Ambrogio, fornendo ogni informazione e rifugio utile ai ragazzi nascosti in montagna. La parrocchia divenne un rifugio segreto, soprattutto dopo il rastrellamento del 1944, dove alcuni partigiani trovarono nascondiglio nella soffitta sopra la sacrestia della chiesa, trascorrendo settimane in un luogo buio e polveroso, ma rifocillati giornalmente da Don Rossero.
Al Cln era assegnato un ruolo politico e di coordinamento, questo organo possedeva informazioni preziose che metteva a disposizione delle formazioni partigiane.
La banda partigiana che operava sul territorio sant'ambrogese era la 41esima Brigata d'assalto "Carlo Carli", un giovane tenente e studente universitario. La zona di influenza della brigata comprendeva «da sopra Villar Focchiardo a Sant'Ambrogio e fino al monte Cuneo sopra Buttigliera»4.

La sede della brigata era mantenuta in Val Sangone, precisamente a Le Prese Garello, a quota 1350 metri, una borgata formata da tre alpeggi, collocati su tre diversi livelli diversi: uno più alto dell'altro e tutti circondati da vasti prati. Il panorama che si gode di lassù è meraviglioso: si vede in basso tutta la Val Susa, mentre di fronte si staglia una catena di montagne, che dal Rocciamelone e dal Collombardo, giunge fino al Musinè.
Nell'alpeggio centrale si trovava il comando di Brigata, che faceva capo ad Eugenio Fassino, aviglianese, e a Rinaldo Baratta, sant'ambrogese.

Nel secondo alpeggio, dove si trovava una stanza adibita a fureria, nella giornata del 23 settembre del 1944 capitò una disgrazia. Alcuni partigiani stavano scherzando e giocando alla boxe. Uno di questi, che prendeva parte al gioco, andò a sedersi sulla finestra. Alla cintola, nella fondina, aveva la pistola, una beretta calibro 9, ma nel sedersi sulla finestra, forse con poco garbo, partì un colpo che raggiunse al ventre Natale Fassetta, di Sant'Ambrogio, alpino reduce dalla guerra in Croazia5. Non ci furono dubbi: fu una fatalità, purtroppo con tutte quelle armi quasi tutti i giorni un colpo partiva, soprattutto quando si posavano con poco garbo o durante la manutenzione. Le disgrazie erano causate dall'inesperienza militare di alcuni e la giovane età di molti.
I due giovani che contribuirono a realizzare la storia del nostro paese furono Rinaldo Baratta ed Elico Petri. Una sera «di inverno del 1944»6 entrambi si trovavano a casa dei Rambaudo, ad un certo punto il padre di Rambaudo avvisò i giovani che alla trattoria di Camilla si segnalavano dei tedeschi. I due giovani, armati di coraggio e di azione, decisero di dirigersi verso la trattoria allo scopo di farli prigionieri per sottrargli le armi. Entrarono nella trattoria, si imbatterono contro due soldati tedeschi, ma senza avvedersi che nella camionetta parcheggiata era rimasto un soldato tedesco di guardia. Prima Elico e poi Rinaldo furono raggiunti da una scarica di mitra dietro alla schiena, il primo morì sotto il portone di Castagno e il secondo si spense invocando la madre.
Ai due partigiani «il 15 ottobre del 1944 venne dedicato il secondo numero del giornale di brigata intitolato Quelli del Col Bione»7.
Il primo articolo, scritto dal Comando della Terza Divisione Garibaldi Piemonte, chiedeva al Comitato di Liberazione Nazionale per l'Alta Italia una ricompensa al valor partigiano per il comandante Baratta, riconosciuto un eroe «[che da] semplice e modesto operaio [accorse] nelle file partigiane sin dal settembre 1943 [e] partecipò ad innumerevoli azioni di guerra con audacia e coraggio. Con le sue capacità organizzative con il suo attaccamento alla Causa Nazionale [seppe] collaborare efficacemente alla costituzione della 41¡ Brigata d'Assalto Garibaldi "CARLO CARLI"»8.

La profonda e la sentita esigenza di ripulire e rinnovare le strutture dello stato fascista doveva nascere dal basso attraverso la resistenza e una nuova forma di partecipazione politica. Questa esperienza rappresentò un diffuso e sentito bisogno di socializzare e di riappropriarsi dei diritti umani.

1. G. Quazza, Prefazione, in G. Oliva, La Resistenza alle porte di Torino, Milano, Franco Angeli, 1989.
2. Ivi. cit. , p. XIII.
3. B. Debernardi, Cronache di ordinario coraggio, Condove, Editrice Morra, 1996, p. 11.
4. Testimonianza, Elio Pereno, classe 1926, partigiano di Avigliana, rilasciata all'autore il 19 dicembre 2007
5. B. Debernardi, Cronache, p. 29
6. B. Debernardi, Cronache, p. 31
7. G. Bugnone, Tesi di Laurea, La stampa clandestina della resistenza nelle valli torinesi, 2008
8. Dedica a Rinaldo Baratta, in "Quelli del Col Bione", n. 2, 15 ottobre 1944, p. 1, in ISTORETO (Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea).